Ho sempre pensato che Caino fosse il fratello cattivo, l'umanità lontana dal mio sentire.
Mi sono schierata comodamente dalla parte di Abele, il buono, l'indifeso.
E ho assistito e assisto ogni giorno alla sua morte, rimanendo a braccia conserte.
Oggi no, oggi sento l'odore del sangue, lo vedo sulle mie mani e posso udire
il silenzio della morte esplodere dentro la testa, nel cuore, nelle viscere.
Oggi capisco di essere io stessa Caino quando rinuncio alla lotta pacifica per un giusto scopo, l'unico giusto scopo: la salvaguardia dell'uomo, di ogni uomo, del suo diritto a essere rispettato, ascoltato, accolto.
Sì, sono Caino e me ne vergogno.
Ma voglio credere che Abele non sia morto dentro e intorno a me.
Devo credere che qualcosa di me possa cambiare.
Devo ritrovare la donna indifesa e umile che nemmeno la bruttura potrà ammazzare.
Devo prendere per mano Caino, vincendo la paura che la sua mano si alzi contro di me.
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