sabato 23 luglio 2011
mercoledì 10 novembre 2010
mercoledì 3 novembre 2010
14 DICEMBRE 1914

La vigilia di Natale del 1914, durante la prima guerra mondiale, nella regione di Ypres (Belgio), i soldati tedeschi iniziarono a decorare con candele accese gli alberi della zona intorno alle loro trincee. Presero quindi a intonare canti natalizi a cui i soldati inglesi dall’altra parte del fronte risposero con canzoni in inglese.
I due schieramenti continuarono a colloquiare scambiandosi a voce gli auguri, fino a decidere di incontrarsi nella ”terra di nessuno”. L’artiglieria rimase muta per la notte intera.
La tregua permise di recuperare le salme dei soldati caduti cui venne data sepoltura con vere e proprie cerimonie di sepoltura che videro soldati di entrambe le parti piangere insieme i compagni morti.
In molti settori la tregua durò tutta la notte. In alcune zone continuò fino a Capodanno e coinvolse soldati, sottoufficiali e ufficiali.
Che dire di un simile episodio?
Jeremy Rifkin, nel suo libro, La civiltà dell’empatia, scrive:
“Si suppone che il campo di battaglia sia il luogo in cui l’eroismo si manifesta attraverso la disponibilità a uccidere ed essere uccisi per una nobile causa, che trascende la vita quotidiana.
Questi uomini, invece, scelsero di mostrare un altro tipo di coraggio: si avvicinarono reciprocamente al dolore personale, cercando sollievo nella condivisione della sofferenza.
Attraversando la terra di nessuno, si mischiarono gli uni agli altri.
La forza di confortarsi a vicenda scaturiva da un profondo e taciuto senso di vulnerabilità individuale e da un altrettanto profondo desiderio di comunione con i propri simili.”
È il coraggio della vulnerabilità, dell’umanità che ognuno di noi può cercare e trovare in se stesso quello che dobbiamo portare nella società, nel quotidiano, nella “terra di nessuno” che ci separa dall’”altro”. È difficile, molto difficile, ma io ci credo. È il mio sogno.
giovedì 12 novembre 2009
IMPARARE A INCASSARE
lunedì 9 novembre 2009
IL MALE DI VIVERE

Io so cosa significhi vivere senza.
Ho vissuto come una morta.
Ho rifiutato di vivere mentre la morte stessa rifuggiva il mio tributo di carne, sangue, anima.
Ho provato per giorni e giorni il terrore di me.
So cos'è quello che chiamano "male di vivere".
Oggi il pensiero mi fa rivivere quei momenti atroci,
l'assenza a me stessa, un uncino nel cuore, la mente sepolta.
Dentro una bara cercai rifugio, dentro una bara che il destino mi negò.
E oggi sono qui a ricordare, barcollando sul filo della speranza,
con la consapevolezza di una serenità mai conquistata, ogni giorno rincorsa,
pregando il mio Dio di non dimenticare...
martedì 3 novembre 2009
DALLA PAURA UN SORRISO ATTESO
lunedì 2 novembre 2009
CORAGGIO

Quel ragazzo non è solo coraggioso.
Quel ragazzo è CORAGGIO...
Non si preoccupa d'essere SOLO
davanti al carro.
Ma fa la sua parte,
senza domandarsi come finirà.
Fa la sua parte, nient'altro...
In questo sta la sua forza,
nella consapevolezza di fare ciò che ritiene giusto
come atto che sente di dovere prima di tutto a se stesso.
Facciamo la nostra parte...
Facciamola e... basta...


